Otto anni nella vita di una giovane donna, Garance, attrice precaria prima di una compagnia teatrale, poi di un’agenzia di spettacoli per bambini, quindi doppiatrice di serie tv. Un’esistenza vissuta giorno per giorno, senza certezze, scandita da serate in discoteca ad alto tasso alcolico, provini falliti, traslochi da un appartamento all’altro, rapporti affettivi occasionali. Alti e bassi subìti, più che cercati, ma sempre in compagnia di una bottiglia…
Al suo quarto lungometraggio, che prende il nome dalla stessa protagonista del film, Jeanne Herry si concentra su due temi strettamente correlati: l’incertezza che grava sui lavoratori dello spettacolo e la dipendenza cronica dall’alcool.

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