Dopo la fuga dall’Europa nel secondo dopoguerra, Josef Mengele attraversa decenni di latitanza tra Argentina, Paraguay e Brasile, cambiando identità, lingue e alleanze. Il film segue il medico di Auschwitz nel suo erratico dopoguerra fatto di spostamenti, ossessioni, paranoie e ricordi che riaffiorano come frammenti irrisolti.
Tratto dall’omonimo romanzo di Olivier Guez, vincitore del Prix Renaudot nel 2017, il decimo lungometraggio diretto da Kirill Serebrennikov è un’opera non pienamente compiuta, ma capace di convincere laddove rifiuta ogni forma di rassicurazione.

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