Con Gulaal entriamo nella terra del Rajputana, parte dell’India che la popolazione rivendica come a indipendente.
Dileep è l’ingenuo studente di cui il film segue la difficile ambientazione al college, dove è inizialmente oggetto del dileggio dei bulli. Nelle elezioni universitarie emergono i conflitti tra il movimento che appoggia il rajah del Rajputana e i suoi oppositori. Dileep, che diventa candidato per i “conservatori” che vogliono l’indipendenza dall’India e che hanno il rajah alle spalle, vince le elezioni. Qui inizia la sua “discesa agli inferi” e il suo percorso di formazione.
Nel film le trame della politica e quelle dell’amore si intrecciano, i molti personaggi compongono un affresco corale del paese. Ragion di stato e morale personale entrano in collisione, anche se lo spettatore occidentale non sempre riesce a capire le dinamiche delle vicende sullo schermo. La drammatizzazione è affidata, secondo gusto indiano, a canzoni e balli che esprimono ora la morale tradizionale, ora le aspirazioni del personaggio, più spesso la voce dell’io narrante. Gulaal è un lungometraggio dal plot denso e assai articolato, che dà segni di cedimento nei dialoghi, a volte un po’ troppo semplici o didascalici. (t.vox)