REPO CHICK  di ALEX COX
 Pixxi, esuberante ereditiera, viene minacciata dal padre di essere diseredata nel caso in cui non si fosse trovata un lavoro. Finisce per fare la ricuperatrice di edifici presso le persone indebitate con le banche. Ad un certo punto viene invischiata in una storia di terrorismo nella quale i criminali minacciano di far esplodere la stazione di Los Angeles se il presidente degli Stati Uniti non mette al bando i campi da golf e diventa vegano. Delirante in tutto, Repo Chickusa clichés da cartoon e da videoclip rifuggendo recisamente ogni tipo di realismo. Abbiamo già visto negli ultimi anni opere improntate ad un trash cinico e sinistro, figlio di un più dignitoso pulp nato negli anni Novanta: non c’è da stupirsene né da opporre moralismo. Ma quando l’operazione non funziona resta la sensazione di un inutile sciacallaggio sulle tragedie contemporanee, soprattutto in quanto di satire sociale resta attivo – e inefficace – nel film. Si salva solo qualche battuta divertente giocata su recuperi e parodie di film famosi. (A.C.)
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