TETSUO THE BULLET MAN  di SHINYA TSUKAMOTO
 L’uomo e la macchina. La carne e il metallo. Sono le due polarità sulle quali la poetica di Shinya Tsukamoto ha sviluppato i suoi abbaglianti (corto)circuiti, attraverso un lavoro che, fin dal tempi di Tetsuo: the Iron Man (1989), simbolo della cultura cyberpunk, e Tetsuo II the Body Hammer (1992), nel decomporre l’organico e sensibilizzare l’inorganico si è posto come modello di assoluto riferimento nella manipolazione cinematografica del corpo umano. Con Tetsuo the Bullet Man il regista giapponese compone il terzo atto di una personalissima trilogia, non meno allucinata dei due precedenti episodi. Una accelerata, travolgente sinfonia visiva che, narrando le vicende di un giovane uomo d’affari americano a Tokyo che perde un figlio, ucciso da un’auto pirata, e sospinto dalla moglie intende vendicarsi del colpevole, (s)ragiona sul senso di colpa e sulle contorsioni della psiche. Distorcendo programmaticamente i normali canali percettivi, sia dei protagonisti che degli spettatori in sala. (p.per.)
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