SURVIVAL OF THE DEAD  di GEORGE ROMERO
 L’ultima variante di Romero sul tema del western zombie è ambientata su un’isoletta al largo della costa nordamericana dove, prima ancora che i vivi e i non-morti, si fronteggiano due capi famiglia. Uno accanito persecutore dei morti viventi, e l’altro contrario all’eliminazione definitiva (con un colpo in testa) dei cari estinti. Tra cannibalismo, scontri e uccisioni fantasiose (su tutte, quella a mano armata di estintore), gli abitanti dell’isola e alcuni “occasionali avventori” cercano un’oasi di pace in mezzo al caos e decidono, come in uno Shakespeare splatter, dell’opportunità di togliere di mezzo i minacciosi cadaveri ambulanti di padri, figli, mogli o amici. Al di là del puro intrattenimento horror, con misura e equilibrio esemplari, Romero parla come sempre di altro. Forse della capacità di scardinare le dinamiche della guerra, superando la paura e accettando la diversità. Perché il confine tra i vivi e i morti non è così netto e in fondo, per andare d’accordo, basta non pestarsi i piedi mettendosi d’accordo su cosa e chi mangiare. E.L.
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