BAD LIEUTENANT: PORT OF CALL NEW ORLEANS  di WERNER HERZOG
 Circolare come l’uragano, il film di Werner Herzog in concorso a Venezia esce dalle righe della sua cinematografia e della sua documentaristica per raccontare un film ricco di ironia e citazioni di genere. Il tema dell’acqua apre e chiude il film, partendo dal disordine dell’alluvione fino all’ordine di un immenso acquario, come se il personaggio venisse risucchiato da un ciclone e poi ricollocato sulla terra. Lo sfondo è la città post uragano Katrina di New Orleans, una Sin City popolata di poliziotti e delinquenti. La storia ricalca il Bad Lieutenant dell’italo-americano Abel Ferrara; ma del genere polizziottesco classico c’è tutto: il cattivo tenente, l’infanzia difficile, la prostituta redenta, la droga a fiumi, gli interrogatori violenti, le sparatorie e le battute ciniche, con l’aggiunta di visioni di rettili che ricordano il passato documentarista del regista. La trama costruisce il personaggio di un poliziotto (Nicolas Cage) che diviene corrotto per portare giustizia, ma il tutto sempre con un sorriso divertito del regista, che non si prende mai sul serio, che non crede fino in fondo al realismo delle situazioni, regalando allo spettatore momenti esilaranti di delirio tossico-mentale. Herzog si concede anche qualche allucinazione da sparatoria sul modello del cinema di Hong Kong. (s.a.)
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