A SINGLE MAN  di TOM FORD
Chi si aspettava soltanto una cornice lussuosa a circondare una tela sbiadita dovrà ricredersi: A Single Man, l’esordio dietro la macchina da presa del fashion designer Tom Ford (anche co-sceneggiatore del film), è una raffinata, struggente, riuscita melodia sullo spartito universale dell’amore. Un amore omosessuale, quello di un docente universitario di origini inglesi, nella California del 1962, che non riesce ad elaborare il lutto legato alla morte (in un incidente d’auto) del proprio compagno, con cui ha vissuto per sedici anni. L’ultima giornata di vita del professor Falconer, riassunta da incontri fugaci, sempre distanziati dal ricordo nostalgico degli affetti svaniti, e scandita dall’intenzione di suicidarsi, sempre rinviata proprio a causa di quegli incontri, è sottolineata da dialoghi sottilmente ironici, da una regia personale ma non supponente e da musiche evocative. Con una prova d’attore eccellente, da parte di Colin Firth, candidato di diritto alla Coppa Volpi. (p.per.)
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