LO SPAZIO BIANCO  di FRANCESCA COMENCINI
 Lo Spazio bianco come sospensione. Tra la vita e la morte, l’agire e lo stare a vedere. Come un sogno di abbandono al rischio e all’emozione, dimenticando i filtri delle delusioni e dell’età, troppo giovane o troppo matura. In questo spazio si muovono una “primipara attempata” (Margherita Buy), sua figlia prematura, fidanzati scaduti e vecchi studenti. Tutti fuori tempo e tutti alle prese con la sfida di una (ri)nascita, col tentativo di aprirsi al mondo e di dimostrare che possono andare avanti. Con registro a tratti onirico e a tratti naturalistico, Francesca Comencini adatta e mette in scena il romanzo di Valeria Parrella aggiungendo, attraverso la maturità di Margherita Buy (la protagonista del libro è invece poco più che ventenne), un’interessante riflessione sulle “ultime occasioni” che, voluta o meno che fosse, risulta quanto mai attuale. Peccato per il didascalismo di alcuni dialoghi, una maledizione da cui il cinema italiano fatica ad affrancarsi: perché il cinema è fatto di dettagli e basta una parola di troppo perché la magia svanisca e lo spettatore non ci creda più. E.L.
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